Racconti a puntate
LA GOCCIA DI SANGUE -PART.3
LA GOCCIA DI SANGUE
Dopo forse due ore di cammino raggiungemmo una parte del bosco particolarmente impervia
ed intricata, ma superati gli ultimi arbusti fummo travolti, levando gli occhi, da una luce
radiosa, ebbi la stessa sensazione che avevo avuto con la lanterna del folletto, una luce
fatata, un sommesso suono di campanelline e la neve intorno che danzava... al centro della
radura stava un albero maestoso ed ai suoi piedi, quasi ad esserne protetto un piccolo
cespuglio con una rosa, dai petali freschi e rossi come una goccia di sangue e dal profumo
soave ed inebriante.
<<Ecco, - cominciò Sebastiano – qui giace Coronilla, la mia amata fanciulla, il suo viso era più
delicato di tutti i fiori, le sue labbra più rosse e dolci di questa stessa rosa, i capelli scuri e
lunghissimi le scendevano sul corpo leggiadro mossi come onde e nei suoi occhi profondi ho
visto l'amore più puro>> si interruppe asciugando una lacrima dal volto rugoso, poi continuò:
<<io venivo da una terra straniera, ero giovane e bello ed avevo fatto battere il cuore di
molte fanciulle, ma quando incontrai la piccola Coronilla anche il mio cuore dovette inchinarsi
di fronte a tanta soave bellezza e così passammo le giornate amoreggiando felici, mentre
Milla, che mi aveva preso in simpatia fin da subito per la mia spensieratezza, mi ripeteva
preoccupata di stare attento a giocare col cuore di una figlia delle fate... si, questo era
Coronilla, di antica discendenza. Ma io incurante non l'ascoltai.
Venne l'inverno ed io dovetti partire, così promisi alla mia Coronilla che sarei tornato al più
presto da lei ... nella città in cui mi recai conobbi una bella ragazza bionda, con occhi come il
cielo, Coronilla era lontana ed io mi sentivo solo, così mi lasciai incantare da quegli occhi ... .
Tornato al villaggio la stagione successiva, volli subito parlarne con Coronilla che ancora mi
aspettava, ma la povera fanciulla fu tanto sconvolta del mio tradimento che scappò nel
bosco, io la seguii ma arrivati in questa radura, sotto quell'albero, lei tolse la spilla dal
mantello, che cadde rivelando il suo bel corpo, mi guardò negli occhi con le lacrime che le
rigavano il viso e mi disse 'Addio mio dolce amore', ancora, dopo quasi duecento anni, sento
quella voce risuonare limpida e mi spezza il cuore>> si fermò un attimo commosso poi riprese
<< si trafisse il petto con quella spilla prima che io potessi fermarla ed una goccia di sangue
cadde bagnando il suolo proprio dove ora cresce questa rosa, mentre il suo corpo si dissolse
magicamente tra le mie braccia, non rimase che la spilla d'argento che per sempre rimase
rigata di rosso e dove comparve l'incisione che già conoscete e che a mia volta mi fu
tradotta da Milla... la radura si era tutta illuminata e delle voci sottili ripetevano come una
nenia ' senza darti pensiero hai infranto il cuore di una fata, ora dovrai vivere fino a che non
arrivi qualcuno degno di liberare la rosa', con quel suono nelle orecchie caddi in un sonno
profondo, fu Milla a trovarmi e risvegliarmi che quasi non ricordavo più nulla, tranne la voce di
Coronilla che mi diceva addio; non so quanto piansi, stringevo quella spilla al petto come se
potesse riportare a me la mia fanciulla ... da quel giorno mi ritirai nel bosco, fabbricando
oggetti in legno per mantenermi e mi recavo al villaggio quando c'erano i mercanti per
venderli e per fare provviste. Quando raggiunsi la vecchiaia le mie visite diventarono sempre
più sporadiche, non mi sono mai curato delle storie della gente, come fossi sordo e muto. Un
giorno, circa venticinque anni fa, Milla mi disse che i tempi stavano maturando e che dovevo
assolutamente procurarmi una grossa somma di denaro perché prima o poi sarebbe servito a
qualcuno che avrebbe giocato una parte nella nostra storia. Io non avevo niente e così col
cuore che mi si spezzava dovetti vendere la spilla, ma nessuno bussò mai alla mia porta per
chiedere il denaro, solo ora capisco la mia cara vecchia Milla ... Tu sei il ragazzo che doveva
trovare la spilla, tu sei colui che libererà la rosa, colui che viene dalla mia stessa terra e che
viaggia come me senza pensieri...>>
<<Dunque Milla è la donna che mi ha parlato in galera, è quella che ha voluto darmi la
possibilità di riscattarmi!!>> dissi io in preda ad una agitazione insana.
Una voce pervase l'aria:
<<Si, è Milla, messa del mondo fatato che ha unito i vostri destini perché poteste salvarvi a
vicenda e ritrovare entrambe la pace, tu sei l’ultimo figlio della stirpe di Sebastiano, dunque
colui che dovrà rompere l’incantesimo.>>
Ci guardammo tutti intorno e lì stava, proprio lei, Milla, tutta di bianco vestita, il corpo
leggiadro e l'espressione fiera di una regina, con una ciocca di capelli biondi che le scendeva
lungo il bel viso ed il capo coperto da un cappello di pelo bianco, era lei ma non era lei, io
non capivo più nulla, mi sentivo quasi svenire, mi volsi verso Leila che piangeva e solo allora
mi avvidi di quanto profondamente bella fosse... e nell'orrore generale colsi la rosa e gliela
porsi. Immediatamente la neve cominciò un mulinello intorno al cespuglio ed in mezzo
comparve una fanciulla splendida che allungò una mano verso Sebastiano, lui rapito le porse
la spilla e lei, con un gesto elegante, fermò con essa il proprio mantello, poi tendendo
nuovamente la mano disse:
<<Vieni Sebastiano, mio fedele e devoto compagno, è giunto il tempo di riposare in pace>>
Il vecchio prese la sua mano, ma nel momento in cui entrò nel mulinello il vecchio rugoso
tornò ad essere il biondo giovanotto che duecento anni prima si era innamorato di una fata.
Il mulinello cessò e rimase il cespuglio dove, al posto della rosa solitaria, ne erano sbocciate
tantissime altre e l'aria era più radiosa che mai e le campanelle suonavano festose.
<<Ora vivranno insieme per sempre nel mondo invisibile>> disse Milla.
Noi la seguimmo totalmente abbacinati dalla scena. Fuori dalla radura Milla assunse ancora il
suo aspetto solito, ci guidò fino al limitare del bosco informandoci che sarebbe tornata al
suo negozietto.
Quando tornammo in città però lei non c'era più, aveva lasciato le chiavi alla moglie di Gigi
e con esse una lettera, dentro trovammo una spilla d'argento, era una rosa, striata di rosso e
su di essa erano incise queste parole 'Non infrangere mai il cuore di una fata'. Nella lettera
Milla diceva di dover partire e stare lontano per un po' di tempo e chiedeva se io e Leila
potessimo mandare avanti il suo negozio e così facemmo.
La vedemmo ancora molti anni dopo, il giorno triste in cui rendemmo l'ultimo addio al mio
maestro, ormai da anni mio amato suocero; ci abbracciammo tutti piangendo, era stata
davvero una grande avventura.